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STALKING

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STALKING

STALKING: QUANTI EPISODI DI MOLESTIE E MINACCE OCCORRONO?

Integrano il delitto di atti persecutori di cui all’art. 612-bis c.p. anche due sole condotte di minaccia o di molestia, come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice.

Ergo, per la ravvisabilità del delitto de quo non è necessaria una serialità “stricto sensu” di comportamenti, occorrendo, invece, che una condotta ripetuta, seppure non con le stesse caratteristiche, risulti idonea a determinare uno degli eventi, alternativamente, previsti dalla norma, ossia:
– perdurante e grave stato di ansia e di paura,
– fondato timore per l’incolumità propria o di persone vicine,
– alterazione delle abitudini di vita.

Con questo principio di diritto, la Quinta Sezione della Cassazione (sent. depositata l’8 aprile scorso) ha rigettato il ricorso di un Ravennate condannato sia in primo che in secondo grado per stalking.

Secondo i giudici di Piazza Cavour, l’analisi compiuta dalla Corte d’appello circa i due episodi occorsi tra il febbraio ed il marzo 2011 si rivela ineccepibile, a dispetto del tentativo della difesa di minimizzarne la portata: in una prima occasione, TIZIO aveva indirizzato la propria auto verso la vettura dove si trovavano l’ex moglie e la figlia, cagionando alle persone offese un notevole spavento, come da loro spiegato in dibattimento; nella successiva, l’imputato si era “improvvisamente palesato innanzi alla figlia, sotto l’abitazione di quest’ultima, con parrucca e truccato, scatenando nella stessa una reazione di panico con pianto, constatata anche dai Carabinieri intervenuti” e con tanto di successive cure prestate alla giovane presso il Pronto Soccorso.

Logica e congruente appare, altresì, la conclusione cui la Corte territoriale perviene nell’escludere che le finalità avute di mira dall’odierno ricorrente fossero quelle di ripristinare un rapporto con le persone offese, atteso che “fingere di investire con l’auto, minacciare, spaventare, molestare la ex moglie e la figlia sono atti incompatibili con una effettiva volontà di ricominciare ad avere una comunità di affetti; le suddette, reiterate condotte molestatrici e minacciose poste in essere dall’imputato dimostrano, al contrario, la sua volontà di “perseguire” pervicacemente le due donne, nonostante una precedente condanna, proprio al fine di rendere la loro vita impossibile”.

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