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STALKING E MALTRATTAMENTI: L’INDAGATO DEVE NOTIFICARE ALLA VITTIMA DEL REATO LA RICHIESTA DI REVOCA DELLA MISURA CAUTELARE DEL DIVIETO DI AVVICINAMENTO AI LUOGHI.

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STALKING E MALTRATTAMENTI: L’INDAGATO DEVE NOTIFICARE ALLA VITTIMA DEL REATO LA RICHIESTA DI REVOCA DELLA MISURA CAUTELARE DEL DIVIETO DI AVVICINAMENTO AI LUOGHI.

La vittima del reato di stalking e maltrattamenti in famiglia deve essere avvertita dell’ordinanza di revoca della misura cautelare del divieto di avvicinamento (art. 282-ter c.p.p.) applicata all’indagato. Pena l’inammissibilità dell’ordinanza di revoca.

Così, la Sesta Sezione della Corte di Cassazione, Sent. 22 febbraio 2016, con la quale ha annullato senza rinvio l’ordinanza impugnata e trasmesso gli atti al Tribunale di Rimini per l’ulteriore corso.

La vicenda.

Tizio, a seguito di querela della moglie, risulta indagato per maltrattamenti in famiglia (art. 570 c.p.), atti persecutori (art. 612-bis c.p.), violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 572 c.p.).

Allo stesso, sussistendo i gravi di colpevolezza, nonchè l’esigenza cautelare del pericolo di reiterazione dei delitti, viene applicata la misura cautelare del divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282-ter c.p.p.).

Nel corso del processo, l’imputato chiede ed ottiene dal Tribunale l’ordinanza di revoca della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese.

Tale richiesta di revoca non viene notificata alla persona offesa.

Il difensore della persona offesa ricorre in Cassazione avverso l’ordinanza de qua.

La S.C., nell’accogliere il ricorso, ha modo di precisare che, a seguito della riforma del 2013, nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, la richiesta di revoca o di sostituzione delle misure cautelari di cui agli artt. 282-bis c.p.p. (Allontanamento dalla casa familiare), 282-ter (Divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa), 283 (Divieto e obbligo di dimora), 284 (Arresti domiciliari), 285 (Carcere) e 286 (Luogo di cura) deve essere contestualmente notificata, a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa, sempre che tale richiesta non sia stata presentata in sede di interrogatorio di garanzia (art. 299 c.p.p., comma 3) o che non sia stata presentata nel corso dell’udienza (art. 299 c.p.p., comma 4-bis).

Non solo.

Aderendo al dictum delle Sezioni Unite del 29/01/2016, Fossati, la Cassazione ha confermato che il delitto di atti persecutori, c.d. stalking, è da intendersi incluso tra i delitti commessi con violenza alla persona e altrettanto deve dirsi per il delitto di maltrattamenti.

Si prescinde, dunque, dalle modalità di consumazione di tali reati, che non presuppongono necessariamente tra gli elementi costituti la sussistenza di violenza fisica, potendosi già parlare di condotta violenta allorquando si realizzi la compressione della libertà di autodeterminarsi della vittima tipica di queste fattispecie.

In particolare, lo stalking non contiene alcun richiamo ad una condotta fisicamente violenta, prevedendo per la sua consumazione un comportamento di minaccia o molestia, tale da ingenerare nel destinatario un perdurante stato d’ansia e un fondato timore per l’incolumità propria o dei prossimi congiunti.

Ma più in generale va rimarcato come, la ratio che ispira l’incriminazione delle condotte di atti persecutori e di maltrattamenti in famiglia implica l’assoggettamento a condotte vessatorie e minacciose, cui sono connessi rilevanti effetti sull’integrità psicologica della persona con incidenza anche sulla dignità e sulla libertà della stessa (si consideri la Convenzione di Istanbul.

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