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SINISTRO STRADALE: LE SPESE LEGALI STRAGIUDIZIALI DEVONO ESSERE RIMBORSATE DALL’ASSICURAZIONE ?

I compensi corrisposti dal danneggiato al proprio avvocato (o ad un perito diverso da quello medico legale) per l’attività stragiudiziale devono poter formare oggetto di domanda di risarcimento nei confronti dell’altra parte a titolo di danno emergente, quando siano state necessarie e giustificate.

E’ quanto ha stabilito la Sez. III della Corte di Cassazione (sent. 9 maggio 2015).

Quindi, le spese relative all’assistenza tecnica del legale nella fase stragiudiziale della gestione del sinistro vanno liquidate al danneggiato, in quanto costituiscono danno patrimoniale derivante dall’illecito, secondo i principi della regolarità causale ex art. 1223 c.c..

Sempre? Non proprio.

La S.C. specifica, infatti, che le spese legali devono risultare necessarie e giustificate. Tanto si desume dal potere del giudice, ex art. 92 c.p.c., comma 1, di escludere dalla ripetizione le spese sostenute dalla parte vittoriosa, ove ritenute eccessive o superflue, ed applicabile anche agli effetti della liquidazione del danno rappresentato dalle spese stragiudiziali.

E tali spese vanno liquidate, aggiunge la Cassazione, anche se il comma 2 dell’art. 9 DPR 18/07/2006 n. 254 (Reg. disciplina del risarcimento diretto dei danni dalla circolazione stradale), testualmente dispone che: nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico-legale per i danni alla persona.

E vanno liquidate perchè una norma regolamentare (e quindi una fonte di secondo grado) che escluda a priori il diritto al risarcimento di un tipo di danno che la legge (e quindi una fonte di primo grado) considera altrimenti risarcibile, appare difficilmente compatibile con gli articoli 3 e 24 Cost., ed è perciò nulla, alla luce del principio secondo cui i regolamenti in contrasto con la Costituzione, se non sono sindacabili dalla Corte costituzionali, perche privi di forza di legge, sono comunque disapplicabili dal giudice ordinario, in quanto atti amministrativi, in senso ampio.

Dunque le spese consistite in compensi professionali saranno risarcibili o meno non già in base alla veste del percettore (sì al medico legale, no all’avvocato), ma in base alla loro effettiva necessità: dovrà perciò ritenersi sempre risarcibile la spesa per compensare un legale, quando il sinistro presentava particolari problemi giuridici, ovvero quando la vittima non ha ricevuto la dovuta assistenza dal proprio assicuratore. Per contra, sarà sempre irrisarcibile la spesa per compensi all’avvocato, quando la gestione del sinistro non presentava alcuna difficoltà, i danni da esso derivati erano modestissimi.

La Cassazione, però, dimentica il fatto che, nel nostro sistema giuridico, il calcolo del danno (patrimoniale e non) è talmente complesso che difficilmente un comune cittadino danneggiato riuscirà a quantificare con esattezza la somma che ha diritto di riscuotere a titolo di risarcimento del danno dalla compagnia assicurativa (e ci si riferisce in particolare ai danni alla persona).

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