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Omissione di atti d’ufficio: Maresciallo omette di trasmettere 37 denunce all’A.G.

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Omissione di atti d’ufficio: Maresciallo omette di trasmettere 37 denunce all’A.G.

È responsabile del reato p. e p. dall’art. 328 c.p., il P.U. (Maresciallo in servizio presso la Stazione Carabinieri) che omette di compiere atti del proprio ufficio: in particolare, omette di trasmettere all’Autorità Giudiziaria numerose denunce registrate nel corso di diversi anni (dal 2008 al 2012).

A stabilirlo è il Tribunale Firenze, Sez. II pen. – Sent. 15 aprile 2016, n. 161.

I giudici fiorentini, in linea con la giurisprudenza della Cassazione (Sez. 6 9/12/2002) hanno avuto modo di chiarire che il termine “rifiuto” non presuppone necessariamente la previa richiesta di altri e non si identifica con il concetto di inottemperanza a questa.

Detto termine, infatti, non ha il solo significato di risposta negativa ad una richiesta altrui, ma è parola polisensa, la quale denota anche altri atteggiamenti psicologici del soggetto – quali il “lasciare, eliminare, scartare, negare, non volere, non accettare” – che ben possono essere svincolati da sollecitazioni soggettive, sicché appare legittimo ampliare il tradizionale significato del detto termine, facendolo, in sostanza, coincidere con l’omissione.

Di fronte al radicale mutamento del quadro normativo di riferimento della condotta tipica (a seguito della riforma introdotta dalla L. n. 86 del 1990), il rifiuto rileva in presenza di situazioni di pericolo che incombono per lo più su beni collettivi, la cui neutralizzazione non può certo dipendere da richieste individuali o collettive

Il rifiuto, quindi, è integrato anche dalla silente inerzia del pubblico ufficiale, protratta senza giustificazione oltre i termini di comporto o, se del caso, di decadenza.

L’inerzia omissiva del Maresciallo, nel caso di specie, ha assunto pacificamente valenza di rifiuto, avendo egli omesso di compiere una serie di atti, che egli avrebbe dovuto assumere in un ristretto margine temporale, delimitato dal sostanziale aumento del rischio per gli interessi tutelati dalla fattispecie incriminatrice.

È opportuno precisare che rileva il solo danno potenziale, il quale può essere di tipo naturalistico o giuridico, non essendo necessario il danno effettivo.

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