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LEGITTIMA DIFESA PUTATIVA: PRESUPPOSTI

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LEGITTIMA DIFESA PUTATIVA: PRESUPPOSTI

È possibile invocare la legittima difesa putativa dopo una precedente colluttazione?

Al fine di rispondere a tale domanda, occorre partire dalla nozione di legittima difesa (art. 52 c.p.).

Due sono i presupposti della legittima difesa: un’aggressione ingiusta e una reazione legittima.

La prima deve concretarsi nel pericolo attuale di un’offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, sfocia nella lesione di un diritto (personale o patrimoniale) tutelato dalla legge.

La seconda attiene alla necessità di difendersi, alla inevitabilità del pericolo e alla proporzione tra difesa e offesa.

La legittima difesa putativa postula i medesimi presupposti di quella reale con la sola differenza che, nella prima, la situazione di pericolo non sussiste obiettivamente, ma è supposta dall’agente a causa di un erroneo apprezzamento dei fatti.

Tale errore – che ha efficacia esimente se è scusabile e comporta responsabilità ex art. 59 c.p., u.c. se determinato da colpa – deve in entrambe le ipotesi trovare adeguata giustificazione in un fatto che possa determinare nell’agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo attuale di un’offesa ingiusta.

Logica conseguenza è che la legittima difesa putativa non può valutarsi alla luce di un criterio esclusivamente soggettivo e desumersi, quindi, dal solo stato d’animo dell’agente, dal solo timore o dal solo errore, dovendo, invece, essere considerata anche la situazione obiettiva che abbia determinato l’errore.

Essa, pertanto, può configurarsi se l’erronea opinione della necessità di difendersi sia fondata su dati oggettivi, concreti, di per sé inidonei a creare un pericolo attuale, ma tali da giustificare, nell’animo dell’agente, la ragionevole persuasione di trovarsi in una situazione di pericolo, persuasione che peraltro deve trovare adeguata correlazione nel complesso delle circostanze oggettive in cui l’azione della difesa venga a estrinsecarsi.

Alla luce di questi principi, la Corte di Cassazione (sent. 26/4/2016) ha rigettato il ricorso avverso la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Torino di condanna ad anni 30 di reclusione.

La Corte ha ritenuto non sussistano i presupposti della legittima difesa, anche nella forma putativa, evidenziando l’assenza di pericolo attuale per l’imputato, attesa l’assenza di armi in disponibilità della persona offesa e l’assenza di concreti elementi obiettivi idonei a giustificare nell’animo dell’imputato stesso la ragionevole persuasione di trovarsi in una situazione di pericolo.

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