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LA NONNA DI 91 ANNI LASCIA L’IMMOBILE IN CAMBIO DI ASSISTENZA: CONTRATTO DI VITALIZIO VALIDO?

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LA NONNA DI 91 ANNI LASCIA L’IMMOBILE IN CAMBIO DI ASSISTENZA: CONTRATTO DI VITALIZIO VALIDO?

Spesso accade che la persona anziana ceda (mediante contratto di vitalizio) ai propri familiari o conoscenti la nuda proprietà della propria casa, riservandosene l’usufrutto; in cambio, i familiari o conoscenti assumono l’obbligo di assistere e mantenere “vita natural durante” l’anziana, col prestarle vitto, alloggio, vestiario, cure mediche, assistenza e quant’altro risultasse necessario ed utile per una vita decorosa della stessa.

I problemi sorgono nei casi (non infrequenti) di età avanzata dell’anziana e/o di malattia grave della quale risulta affetta all’atto della stipula del contratto di vitalizio.

Ebbene, il c.d. contratto atipico di mantenimento o vitalizio è caratterizzato dall’aleatorietà (ossia, rischio, incertezza), la cui individuazione richiede la comparazione delle prestazioni: da una parte la rendita reale del bene trasferito (es. l’immobile), dall’altra la rendite e le utilità periodiche dovute dal vitaliziante (spese sostenute per assistenza dell’anziano).

Tale comparazione deve avvenire secondo un giudizio di palese sproporzione con riferimento al momento della conclusione del contratto, al grado ed ai limiti di obiettiva incertezza in ordine alla durata della vita ed alle esigenze assistenziali del vitaliziato.

A ribadirlo, la Sez. II Civile della Cassazione, sentenza depositata il 23 novembre 2016.

In detto contratto atipico di vitalizio (alimentare o assistenziale), l’alea è più accentuata rispetto al contratto di rendita vitalizia configurato dall’art. 1872 c.c., in quanto le prestazioni non sono predeterminate nel loro ammontare, ma variano, giorno per giorno, secondo i bisogni (anche in ragione dell’età e della salute) del beneficiario.

Nel contratto atipico di vitalizio, con riferimento all’età e allo stato di salute, l’alea è esclusa (e il contratto è dichiarato nullo) soltanto se, al momento della conclusione, il beneficiario era affetto da malattia che, per natura e gravità, rendeva estremamente probabile un rapido esito letale (la morte), ovvero se il beneficiario abbia un’età talmente avanzata da non poter certamente sopravvivere, anche secondo le previsioni più ottimistiche, oltre un arco di tempo determinabile.

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