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DUE SULLO SCOOTER: RISARCIMENTO RIDOTTO E RESPONSABILITA’ DEL CONDUCENTE

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DUE SULLO SCOOTER: RISARCIMENTO RIDOTTO E RESPONSABILITA’ DEL CONDUCENTE

Accade spesso, specialmente fra i più giovani, di accompagnare l’amico e/o la fidanzata in sella al proprio scooter.

Il trasportato a titolo di cortesia danneggiato in un sinistro stradale, infatti, può chiedere il risarcimento invocando la presunzione di colpa ex art. 2054 c.c., nei confronti dei conducenti e/o proprietari dei veicoli coinvolti, salvi gli effetti dell’azione di regresso nei rapporti interni fra gli stessi.

La circostanza che il trasportato abbia concorso a causare il sinistro non può comportare – per ciò solo – l’esclusione di responsabilità dei conducenti coinvolti (oltreché dei proprietari dei relativi mezzi), ove non risulti esclusa qualunque loro condotta colposa, sì da poter imputare il danno alla sola responsabilità del trasportato.

Ove ricorrano gli estremi di un concorso colposo fra trasportato e conducente/i coinvolto/i, potrà eventualmente trovare applicazione il paradigma ex art. 1227 c.c., comma 1.

A ribadirlo è la Cassazione (sez. III Civile, sentenza depositata il 14 marzo 2017), la quale ha accolto il ricorso presentato da Tizio vittima di lesioni personali a seguito di un sinistro stradale in cui erano rimasti coinvolti il ciclomotore sul quale era trasportato, condotto da Tizio e un’autovettura.

Il giudice di prime cure rigettava la domanda con sentenza confermata dalla Corte di Appello di Lecce, Sez. Dist. di Taranto sul rilievo che la presenza “irregolare” di Tizio sul ciclomotore aveva inciso in modo determinante sul sinistro, sì da assorbire ogni altra responsabilità ex art. 1227 c.c., comma 2.

La Cassazione, in linea del resto con l’orientamento in materia, ha ricordato che nel caso di messa in circolazione di un veicolo in condizioni di insicurezza (es: un ciclomotore con a bordo 3 persone, di cui uno minore d’età, in violazione dell’art. 170 C.d.S.) si verifica un’ipotesi di cooperazione colposa fra conducente (sul quale grava l’obbligo prima di iniziare o proseguire la marcia, di controllare che questa avvenga in conformità delle normali norme di prudenza e sicurezza) e lo stesso trasportato (il quale ha accettato i rischi della circolazione).

Pertanto, in caso di danni al trasportato medesimo, sebbene la condotta di quest’ultimo non sia idonea di per sè ad escludere la responsabilità del conducente, nè a costituire valido consenso alla lesione ricevuta, vertendosi in materia di diritti indisponibili, essa può costituire nondimeno un contributo colposo alla verificazione del danno, la cui quantificazione in misura percentuale è rimessa all’accertamento del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato.

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