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CHIRURGO RESPONSABILE DELLA MORTE DEL PAZIENTE

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CHIRURGO RESPONSABILE DELLA MORTE DEL PAZIENTE

CHIRURGO RESPONSABILE DELLA MORTE DEL PAZIENTE: INTERVENTO A RISCHIO E OSPEDALE PRIVO DEL REPARTO DI RIANIMAZIONE – COLPA DELL’ANESTESISTA.

 

Va ravvisata la colpa del sanitario che decide di eseguire l’intervento, nonostante le condizioni cliniche della paziente non solo lo sconsigliassero, ma anzi lo rendessero altamente rischioso.

Cosi la Terza sezione della Cassazione (sent. 18 febbraio 2016), ha confermato (nella parte relativa alla responsabilità civile) la sentenza Corte d’appello di Napoli di condanna di un medico del presidio ospedaliero di Gragnano, per la morte della paziente sottoposta ad intervento di rimozione dell’ernia ombelicale e addominoplastica, avvenuta nel lontano 1992.

Ha aggiunto la S.C. che l’intervento era assolutamente privo del carattere dell’urgenza e che le sue conseguenze erano prevedibili ex ante.

Non solo.

L’ospedale ove venne eseguito l’intervento, era privo del reparto di rianimazione; quindi, assolutamente logica e scevra da contraddizioni la motivazione della Corte d’appello che ha ravvisato una devianza tra operato del medico e leges artis della buona pratica clinica.

EVENTUALE COLPA DELL’ANESTESISTA.

Il chirurgo si doleva della circostanza che la Corte d’appello avesse trascurato di considerare che l’incompatibilità tra evento programmato e condizioni fisiche della paziente dovessero essere valutate dall’anestesista (peraltro mai citato in giudizio).

Tale motivo di ricorso è stato dichiarato infondato, in quanto, secondo la Cassazione, il giudice di merito non ha ascritto al chirurgo, a titolo di colpa, la violazione dei doveri ricadenti sull’anestesista. La colpa del chirurgo è stata quella di aver omesso di valutare la compatibilità dell’intervento con le condizioni fisiche della paziente, oltre a scegliere di eseguirlo in una struttura priva del reparto di rianimazione.

Inoltre, aggiunge la Cassazione, i due medici (chirurgo e anestesista), pur avendo competenze diverse, operano congiuntamente, concorrendo ciascuno di essi alla realizzazione del risultato sperato.

In pratica, ciascuno dei due è tenuto nei confronti del paziente, non solo ad osservare con diligenza le regole tecniche della propria disciplina, ma anche a verificare la condotta dell’altro, nei in cui ciò sia concretamente esigibile, in virtù delle sue competenze (ex art. 1176, comma 2, c.c.).

E’ notorio, infatti, che il medico è titolare di un’ampia posizione di garanzia nei confronti del paziente, in virtù della quale egli è tenuto a concordare con l’anestesista il percorso anestesiologico da seguire (avute presenti anche le condizioni di salute del paziente e le possibili implicazioni operatorie legate ad esse) nonché a vigilare sulla presenza in sala operatoria del medesimo anestesista, deputato al controllo dei parametri vitali del paziente per tutta la durata dell’operazione.

Ci son voluti 3 gradi di giudizio, 2 CTU e 24 anni di processo.

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