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CALDAIE DIFETTOSA: IL TECNICO RISPONDE DI OMICIDIO COLPOSO PER LA MORTE DA INTOSSICAZIONE DI MONOSSIDO DI CARBONIO

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CALDAIE DIFETTOSA: IL TECNICO RISPONDE DI OMICIDIO COLPOSO PER LA MORTE DA INTOSSICAZIONE DI MONOSSIDO DI CARBONIO

Il dipendente della ditta di manutenzione che certifica l’idoneità di una caldaia (malgrado questa non lo sia) è imputabile per omicidio colposo ex art. 589 c.p. per la morte del proprietario della casa dovuta a intossicazione da monossido di carbonio.

Il tecnico manutentore, infatti, riveste una posizione di garanzia e ha l’obbligo di impedire un evento anche quando, come nel caso di specie, dopo di lui anche altri soggetti avevano controllato la caldaia.

A stabilirlo è la Cassazione penale, sez. F, sent. 26 ottobre 2016, con la quale ha rigettato il ricorso (e condannato al pagamento delle spese processuali) del dipendente e del socio accomandatario della ditta di manutenzione della caldaia killer.

La fattispecie permette, altresì, alla Cassazione di ribadire i principi in tema di pluralità di posizioni di garanzia e non contestualità delle condotte.

Quando l’obbligo di impedire l’evento ricade su più persone che debbano intervenire o intervengano in tempi diversi, il nesso di causalità tra la condotta (omissiva o commissiva) del titolare di una posizione di garanzia non viene meno per effetto del successivo mancato intervento da parte di un altro garante, configurandosi, in tale ipotesi, un concorso di cause ai sensi dell’art. 41, comma 1, c.p..

Per escludere, nel caso di successione di garanti, la responsabilità di uno dei precedenti garanti, non è sufficiente che il successivo garante intervenga, ma è indispensabile che, intervenendo, rimuova effettivamente la fonte di pericolo dovuta alla condotta (azione od omissione) del precedente garante; con la conseguenza che, ove l’intervento risulti incompleto, insufficiente, tale da non rimuovere quella fonte, il precedente garante non può non risponderne (ciò è una conseguenza logica dei principi in tema di prevedibilità ed evitabilità dell’evento, in tema di dominabilità della fonte di pericolo e in tema di affidamento), sempre che la posizione di pericolo non si sia modificata, per effetto del tempo trascorso o di un comportamento del secondo garante, in modo tale da escludere la riconducibilità al primo garante della nuova situazione creatasi.

In applicazione dei summenzionati principi, nel caso di cui alla sentenza in commento, la Corte d’appello ha considerato irrilevante il tempo trascorso tra la condotta riferibile al primo garante (caldaista) e l’evento (morte del proprietario della abitazione), in quanto la mancata eliminazione della situazione di pericolo da parte degli altri tecnici che ebbero ad effettuare le manutenzioni successive a quelle poste in essere dal primo caldaista non aveva costituito una causa sopravvenuta, da sola sufficiente a cagionare l’evento mortale.

Nè la condotta imprudente delle vittime costituisce fatto eccezionale ed atipico idoneo ad interrompere il nesso di causalità: il proprietario aveva installato la caldaia da esterno nell’appartamento (luogo non idoneo per quel tipo di caldaia) (Sez. 4, n. 37992 del 11/7/2012, De Angelis)

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